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Qui nessuno è servo o padrone, siamo tutti dolcemente schiavi dei nostri sogni
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Io Conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero
e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo




E tu vuoi viaggiarle insieme,
vuoi viaggiarle insieme ciecamente




Il colore è un mezzo per esercitare sull'anima un influenza diretta.
Il colore è un tasto, l'occhio il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde.





Mi dicevano il matto perchè prendevo la vita da giullare, da pazzo, con una allegria infinita. D'altra parte è assai meglio in questa tragedia ridersi addosso, non piangere e mutarla in commedia.









Tutto, laggiù, è ordine e beltà
lusso, calma e voluttà.




Vorrei essere il verbo "Credere" e non deluderti mai




Una banana è per sempre!


 

Diario |
 
Diario
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16 aprile 2007

Favola


Il Signor Mondo e il Vecchio Utopio



Un giorno il Vecchio Utopio incontrò il Signor Mondo e vedendolo molto mal ridotto, zoppicante, ansante, curvo, lacero e sporco, lo prese sottobraccio impietosito e lo invitò a passeggiare con lui.

“Amico mio, Ti chiami Mondo eppure mi sembri sporco e trasandato, che nulla di mondo hai indosso”

Il Signor Mondo sospirò e accompagnandosi all’amico seguì i suoi passi, poi rispose:

“Tutti questi esserini che mi camminano addosso mi infangano, mio caro, sono così piccoli e insignificanti, così inutili effimeri, fragili, eppure guarda, in neanche diecimila anni mi hanno coperto di fango, di acciacchi di macerie scure e di macchie rosse. Quel rosso che a loro piace tanto, lo lasciano scorrere sulla mia pelle senza preoccuparsi di quanto mi faccia male. Guarda queste povere spalle come sono curve, mi hanno sviscerato delle cose più insignificanti e ne hanno fatto delle cose preziosissime, e devi vedere come si affannano! Gli potrei togliere l’aria, amico mio, ma mai riuscirei a privarli di quelle cose luccicose che adorano, con cui si adornano, con cui si esibiscono, con cui si vendono e si comprano, con cui si uccidono. Io ho offerto loro i colori, glieli ho regalati, non desideravo nulla in cambio, gli ho offerto cose immense, cose infinite, gli ho regalato l’eternità. E loro che fanno? La camuffano quella bella eternità, la spezzettano e la colorano di nero, perché ognuno ne vuole un pezzetto per se, solo per se, guai a loro a offrirlo ad un altro quel briciolo di eternità che eternità più non è! Gli ho offerto il mare e loro hanno inventato le onde, gli ho offerto il cielo e hanno inventato le costellazioni, gli ho offerto i fiori e loro strappandoli hanno inventato i petali. Le cose intere e infinite non gli piacciono, le frammentano e gli danno un nome per poi vederle morire e sbriciolarsi nelle loro mani. E devi vedere quante parole inutili hanno inventato per storpiare e uncinare la musica della loro anima! Ricordi ancora quando il loro cuore scorreva continuamente? Adesso invece, basta appoggiare un orecchio sul loro petto, e quello scorrere lo senti pulsare: hanno frammentato anche quella musica, e ne dividono i battiti per le cose più impensabili…

Utopio sorrise.

“C’è da dire che hanno ingegno, mio buon amico, per quanto siano minuscoli e fragili, hanno ingegno e forza ineguagliabile…”

“Ingegno micidiale! se tu lo chiami ingegno io lo chiamo follia malata…”

Il Vecchio Utopio strinse a se l’amico sorreggendolo con maggior vigore.

“Vieni con me…”

“Dove mi porti?”

“Vieni con me…conosco un luogo dove potrai guarire…”

“Davvero? Un posto senza uomini?”

“No, No, gli uomini ci sono, ce ne sono tantissimi…”

Il Signor Mondo rise credendo che l’amico stesse scherzando.

“Vuoi uccidermi dunque!”

“Non temere, amico mio, che nel luogo dove ti porto il rosso non macchia la terra e non la imbeve, ma tinge le gote di chi si guarda negli occhi. I cuori, sì, battono e pulsano perché non sanno scorrere, ma ogni battito colma il silenzio dell’altro e tutti insieme ricreano quella musica antica e futura…”

“Ma tu parli di uomini immensi, di uomini che con i piedi toccherebbero il mio centro senza scavare e con le mani alzate accarezzerebbero il cielo senza saltare…”

“No, mio gentile amico, parlo di uomini piccoli piccoli, come quelli che adesso ti uccidono, uomini che sono bambini, che hanno gli occhi di bambini e le mani di bambini e parlano come bambini che come bambini si conoscono…”

“Tu parli di un gioco, non di una vita…”

“Io non ti parlo di una vita, ma di tantissime vite che sono un unico gioco che è il più saggio dei giochi…”

“E questi tuoi uomini che ne hanno fatto dei soldi? Dell’oro, dei calici, delle gemme? che ne hanno fatto dell’argento, degli idoli imperlati, delle colonne dei palazzi, e di tutta quella carta che strappano agli alberi per macchiarla coi numeri?”

“Hanno scoperto che non c’è miglior numero della musica, e hanno fuso tutto l’oro e l’argento per soffiarci dentro come fossero legno o latta  e farne uscire sinfonie accordate con quel nodo di battiti che si sono scoperti dentro…”

“E di tutto quel ferro, di tutte quelle armi di tutta quella polvere, che ne hanno fatto? Non possono averne fatto musica, hanno un suono troppo cupo e sgarbato!”

“Delle armi amico mio ne hanno fatto ponti. Le hanno spogliate dei proiettili e della polvere, le hanno tutte ammucchiate sapientemente come tanti mattoni e le hanno messe tutte in fila da una costa all’altra per soffocare le distanze e sorvolare le acque per unire le terre. E tutte quelle bandiere, tutti quei colori senza senso li hanno fatti tutti a pezzi e poi con infinite mani li hanno mescolati e ricuciti insieme per farne vesti leggere all’aria e calde per il freddo, vesti coloratissime e i colori fondendosi ne hanno formati di nuovi, che puoi vederli cambiare e mescolarsi di continuo mentre camminano, mentre corrono e volano…”

“E il loro Dio? che fine ha fatto quel loro grande Dio che mi hanno creato sulla testa e che mi pesa come un macigno inerme?”

“Quel Dio, amico mio, e tutta quella insulsa boriosa schiera di Dei, ascolta bene: Quel giovane Dio è diventato uomo!”

“Uomo?”

“Si! Si è strappato la barba bianca e la ha ridata alle nuvole del cielo, si è tolto l’aureola e la corona e le ha riconsegnate al sole a cui le aveva rubate! E adesso lo vedi li, bambino come gli altri, che suona con l’oro e cammina sui ponti di armi…”

“E tutti lo hanno scambiato per un profeta…e tutto è iniziato da capo…”

il Vecchio Utopio rise con gentilezza

“Ma no! Ma no! Si è dimenticato di essere Dio, non lo è più neppure per un briciolo,e anzi ha scoperto anche di non esserlo mai stato! Ora è uomo, uomo e basta e per sempre vivrà sulla terra e mai più in cielo e tutti gli sorrideranno come sorridono agli altri e lui sorriderà come gli altri si sorridono, e crederanno in loro stessi e negli altri così come un tempo credevano il lui!”

“Tu mi prendi in giro, amico mio!”

“Ma no! Ma no! Vieni, appoggiati a me. Vieni che ti mostro tutto…”




                                                        Per chi, come me, crede che qualcosa possa sempre cambiare e non si arrende




permalink | inviato da il 16/4/2007 alle 20:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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